E se al posto degli integratori sceglieste formaggio di malga?

Cibo e mangiar bene04/01/2020

Un singolare studio rivela che…

Dai trenta ai centoventi grammi di formaggio Asiago ogni giorno, inseriti in una dieta bilanciata, ricca di alimenti freschi e naturali, sostituiscono alla perfezione bustine proteiche, barrette caloriche, compresse vitaminiche ed integratori vari: sono questi, in grande sintesi, i risultati a cui sono pervenuti i ricercatori del Corso di Laurea in Sicurezza Igienico-Sanitaria degli Alimenti della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Universita' di Padova, la cui sede didattica si trova a Vicenza. Il formaggio Asiago stagionato, noto anche come "d’Allevo", è quindi "capace di contribuire per oltre il 50 per cento al fabbisogno proteico giornaliero, con un apporto di proteine di elevato valore biologico". Lo spiega il prof. Enrico Novelli, direttore del Corso di Laurea in Sicurezza Igienico-Sanitaria degli Alimenti di Vicenza: "La stagionatura di questo formaggio - prosegue - condotta nel rispetto della tradizione, determina nel corso dei mesi un'intensa digestione delle proteine, con la formazione di composti azotati altamente digeribili, quali amminoacidi ed oligopeptidi".

“La dop Asiago è stata la prima a livello europeo a poter inserire la denominazione aggiuntiva di ‘prodotto della montagna’ per valorizzare queste produzioni, che contribuiscono a sostenere l’economia dell’Altopiano di Asiago, dove ancora esiste il fenomeno delle malghe. Basti pensare che su 44 soci produttivi del consorzio, ai quali vanno aggiunti cinque affinatori, ci sono ben dieci malghe”. Cosí si esprime il presidente del consorzio che tutela il formaggio Asiago dop, Fiorenzo Rigoni. Sono ormai 40 anni che il consorzio  di uno dei migliori formaggi italiani è stato fondato: si tratta della quarta denominazione italiana per produzione di formaggi da latte vaccino dopo Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Gorgonzola. Nel territorio di produzione, compreso tra Veneto e Trentino, vengono prodotte circa 1,6 milioni di forme di Asiago dop, di cui 1,4 fresco e 200mila stagionato. La missione è tenere alto il nome del prodotto, difendere un territorio e tutelare la denominazione che è tra le più imitate soprattutto nel continente americano. “Abbiamo tanti imitatori, che poi esportano il falso Asiago un po’ ovunque. L’azione di controllo dev’essere costante e capillare”.

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